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La Sicurezza in Sala Operatoria

1. Comunicazione efficace nel BO

Una comunicazione efficace all'interno dell'organizzazione di un Blocco Operatorio è un elemento rilevante per garantire sicurezza nel Blocco medesimo. Per facilitare il lavoro d'equipe, l'organizzazione può pianificare una serie di azioni:

  • Utilizzare strumenti di comunicazione strutturata. Promuovere la retroinformazione mediante la raccolta di informazioni da fonti multiple, comprese le interviste ai pazienti, ai familiari ed ai professionisti, l'osservazione diretta e suggerimenti di pazienti e personale
  • Prevedere la formazione d'equipe, esaltando il valore del lavoro in equipe per l'assistenza, formando il personale sulle modalità del lavoro in equipe, così come considerare aspetti come il linguaggio corporeo, la risoluzione dei conflitti e come comunicare con efficacia e rispetto
  • Confrontare il comportamento irritante (ovvero quello che altera l'opera tranquilla dell'equipe di sala operatoria), promuovendo la soluzione dei conflitti, implementando politiche di "tolleranza zero" per questo tipo di comportamenti destabilizzanti

2. Prevenzione degli errori nell'area chirurgica

Le possibilità di commettere errori nella localizzazione dell'area chirurgica, nel tipo di procedura o nella identificazione del paziente, sono maggiori quando la comunicazione tra i membri dell'equipe è inadeguata o inefficace, quando il paziente non partecipa alla segnalazione del lato da operare e per il fallimento delle procedure relative alla localizzazione. Alcuni fattori di rischio includono i seguenti:
  • Inadeguata valutazione del paziente
  • Inadeguata analisi della storia clinica
  • Esclusione di alcuni membri dell'equipe nel processo di verifica
  • Una cultura che non facilita la comunicazione aperta tra i membri dell'equipe chirurgica e favorisce l'idea che il più alto in grado abbia ragione e non venga messa in discussione
  • Problemi relativi ad una scrittura illeggibile
  • Impiego di abbreviazioni relative al tipo di chirurgia, sede o lateralità
  • Più di un chirurgo coinvolto nella procedura
  • Fretta (durata della seduta; chirurgia d'urgenza/emergenza)
  • Caratteristiche non abituali che caratterizzano il paziente, come deformità od obesità molto marcata
  • Alterazione della lista operatoria stabilita
  • Inizio della procedura anestesiologica prima che il chirurgo abbia visitato il paziente in corso di attività chirurgica pianificata
Per aiutare un ospedale a ridurre lo scambio di pazienti, aree chirurgiche e procedure, è stato creato un protocollo universale che si articola nelle seguenti componenti:
  • Realizzare un processo di verifica preoperatoria
  • Marcare l'area di incisione / intervento per identificarla in modo inequivocabile
  • Realizzare un processo di verifica immediatamente prima di iniziare la procedura
La National Patient Safety Agency (NPSA) e il Royal College of Surgeons of England raccomandano la marcatura preoperatoria per indicare chiaramente l'area chirurgica per gli interventi programmati. Le raccomandazioni per prevenire gli errori di localizzazione, procedura o persona, sono i seguenti:
  1. Nell'ospedale deve essere applicato un sistema affidabile, inequivocabile, universale e unico di identificazione del paziente. Fin dal momento del ricovero la persona deve avere un identificativo (polsiera). È importante anche che vi sia un sistema di tracciabilità del paziente: Ricovero → ospedalizzazione → blocco operatorio → sala di risveglio → terapia intensiva post-chirurgica → ospedalizzazione → dimissione
  2. Questo sistema deve permettere di comprovare l'identità del paziente prima di qualsiasi procedimento diagnostico e, naturalmente, prima di ogni procedimento che comporti un certo fattore di rischio, come la somministrazione dei farmaci o degli emoderivati
  3. Ogni centro chirurgico deve e possedere un preciso protocollo scritto per la prevenzione degli errori di identificazione dei pazienti, delle procedure chirurgiche e dell'area anatomica da operare

3. Sicurezza contro gli incendi

L'eventualità di un incendio nel BO è una evenienza molto rara che può avere gravi conseguenze per pazienti ed operatori, nonché per ambienti e strumentazioni. I tre lati del triangolo di fuoco sono: un elemento infiammabile, una fonte d'ossigeno e una fonte di calore.
Gli elementi infiammabili sono:
  • Agenti contenenti alcool
  • Circuiti respiratori
  • Teleria chirurgica
  • Creme o unguenti
  • Equipaggiamento chirurgico
  • Gas gastrointestinali
  • Manicotti di rilevamento della pressione arteriosa
  • Vaporizzatori di anestesia
  • Soluzioni alcoliche di povidone iodato
  • Suture sintetiche
  • Tessuto umano
  • Tessili
  • Tubi tracheali
  • Pelo cutaneo
Fonti di ignizione:
  • Defibrillatori
  • Fonti e cavi di luce a fibra ottica
  • Laser
  • Luci alogene
  • Unità di elettrobisturi o di cauterizzazione elettrica

Molte procedure chirurgiche vengono eseguite in ambienti con arricchimento di ossigeno (concentrazione superiore al 23,5%). Quanto più è alta la concentrazione di ossigeno, maggiore è il rischio di incendio. Si devono minimizzare i rischi associati al triangolo del fuoco, preparando adeguatamente il paziente (proteggendo il pelo cutaneo prossimo all'area chirurgica con gel acquoso; per procedure chirurgiche a livello della faccia, devono essere protetti gli occhi con bende umidificate con soluzione fisiologica; asciugare accuratamente la cute; ecc.); effettuando adeguata manutenzione degli equipaggiamenti; controllando l'eccesso di ossigeno e coinvolgendo tutto il personale nel processo di protezione dal fuoco. Sebbene sia possibile che il fuoco divampi in diversi luoghi, è importante rispondere al caso in cui il fuoco sia a carico della ferita chirurgica o delle vie aeree:

Fuoco nella ferita chirurgica
  • Arrestare l'afflusso dei gas medicali
  • Versare acqua sterile sulla ferita chirurgica
  • Allontanare garze e compresse
  • Effettuare una investigazione ad evento concluso
Fuoco nelle vie aeree
  • Disconnettere il circuito di ventilazione. Estrarre il tubo endotracheale
  • Allontanare qualsiasi altro tubo connesso al circuito di ventilazione. Allontanare ogni cosa che possa incendiarsi
  • Riprendere la ventilazione con sola aria impiegando un circuito che non sia legato al precedente circuito ventilatorio
  • Esaminare la via aerea per valutare i danni subiti
  • Effettuare una investigazione ad evento concluso
È necessario elaborare un piano di contenimento/estinzione degli incendi per l'intero BO, con i dettagli sulle singole responsabilità delle singole figure componenti l'equipe.

4. Prevenzione delle infezioni nosocomiali

Le raccomandazioni relative a questo aspetto della sicurezza del paziente, sono le seguenti:
  1. I centri sanitari che dispongano di un Blocco Operatorio dovranno disporre di un programma di vigilanza, controllo e prevenzione delle infezioni nosocomiali, adattato alle sue caratteristiche ed alle sue attività, in conformità con le leggi vigenti in campo sanitario.
  2. Per tale scopo verrà elaborato un protocollo che includa gli aspetti relativi all'igiene delle mani, l'uso di soluzioni idroalcoliche, l'uso di antisettici, la profilassi antibiotica, la prevenzione e la gestione degli incidenti legati all'esposizione con il sangue, situazioni e tipologie delle precauzioni da applicare ai pazienti ed i rischi di infezione in procedure invasive.
  3. Gli ospedali dovranno disporre dei mezzi per poter adempiere a queste azioni obbligatorie.
Le infezioni legate alle procedure chirurgiche rappresentano il 14% circa delle infezioni nosocomiali. Diverse guide sono state pubblicate per la prevenzione delle infezioni chirurgiche. Ecco esposti alcuni dei punti principali di queste linee guida.

4.1 Igiene dell'equipe chirurgica

Le norme basilari per mantenere l'asepsi chirurgica, raccomandate dall'Association of periOperative Registered Nurses (AORN) sono rappresentate da una connessione di norme da applicare ad un qualsiasi Blocco Operatorio. Costituisce la prima strategia per un controllo soddisfacente delle infezioni.
  • Indossare correttamente la divisa, il cappello, la maschera e le calzature. La divisa operatoria deve avere un colore diverso dalle normali divise ospedaliere. La pulizia delle calzature (zoccoli) è a carico della struttura ospedaliera.
  • Lavarsi le mani prima e dopo il contatto con il paziente.
  • Lavaggio chirurgico dell'intera equipe coinvolta direttamente con il campo chirurgico. Non sono ammessi gioielli, smalti od altri orpelli.
  • Tutti gli strumenti e i presidi da impiegare nel campo chirurgico devono essere sterili, il contatto di essi con oggetti non sterili ne causa la contaminazione.
  • Tutta la teleria coinvolta nel campo chirurgico deve essere sterile.
  • Strumenti e presidi impiegati nel campo chirurgico devono essere manipolati in modo che ne sia conservata la sterilità. Le azioni svolte sul campo chirurgico devono essere effettuate in modo che il medesimo rimanga sterile.
  • La movimentazione di personale e strumenti attorno al campo chirurgico non deve provocare la sua contaminazione.
  • Durante l'intervento non deve essere movimentato nulla che non sia strettamente necessario e non vanno effettuate manovre di pulizia che possano provocare la caduta di polvere sul campo chirurgico.
  • Il campo sterile va tenuto costantemente sotto controllo e va protetto. Tutto quanto possa essere di dubbia sterilità, va considerato non sterile.

Per mantenere un ambiente controllato riguardo alle infezioni, impone che il personale ammalato o potenzialmente contagioso non entri in SO, poichè potrebbe essere un ulteriore fattore di rischio infettivo per il paziente. Tutto il personale del BO ha la responsabilità di ricorrere ai principi di asepsi per minimizzare il rischio infettivo ed adempiere ai protocolli stabiliti.
In ogni caso il materiale monouso non deve essere mai risterilizzato, in nessuna circostanza.

4.2 Lavaggio chirurgico delle mani

Recenti evidenze dimostrano che il lavaggio senza spazzolatura può essere simile o più efficace rispetto al tradizionale lavaggio con spazzolatura. È importante, perché la mancanza di integrità della pelle può aumentare le probabilità di colonizzazione batterica che può portare a infezioni. I seguenti passaggi descrivono il processo di lavaggio senza spazzolatura:
  1. Utilizzare una lancetta per la pulizia delle unghie. Dopo il suo uso si lavano mani e braccia con acqua.
  2. Utilizzare il sapone disinfettante in buona quantità, utilizzando spazzoline presaponate o contenitori appositi con dispenser.
  3. Insaponare bene le mani, poi gli avambracci e continuare a farlo per circa 90 secondi.
  4. Sciacquare accuratamente mani e braccia.
  5. Ripetere i due passaggi precedenti un'altra volta.
  6. Asciugare mani e braccia con metodica asettica.

4.3 Fattori ambientali

Relativamente ai fattori ambientali, gli elementi di maggior rilievo sono:
  • Qualità dell'aria e ventilazione
  • Pulizia del BO
  • Pulizia dell'equipaggiamento
  • Pulizia della teleria
Tre aspetti relativi al ricambio di aria sono strettamente correlati al controllo delle infezioni:
  • La pressione aerea. La pressurizzazione delle varie aree del BO deve far si che l'aria sia spinta dalle aree maggiormente pulite a quelle che lo sono meno. Ad esempio l'uso della pressione positiva può garantire questa condizione.
  • Ricambio d'aria. Il controllo della flora batterica è strettamente collegata al volume di aria ricambiata.
  • Efficienza della filtrazione.

Si deve evitare l'ipotermia dei pazienti durante l'atto chirurgico. È stato dimostrato che l'ipotermia aumenta il rischio di infezioni, il rischio di ischemia cardiaca e aumento della perdita ematica. È assai consigliabile l'uso di sistemi che evitino l'ipotermia del paziente.

4.4 Tricotomia

Vari studi hanno dimostrato che il tasso di infezioni è inferiore in pazienti che non hanno subito la tricotomia. Oggi la tricotomia deve essere evitata ed eseguita solo se ci sono specifiche necessità. Sarebbe opportuno educare il personale ad accorciare la peluria cutanea, senza usare lame o rasoi che possano ferire il paziente, ma impiegando apposite macchinette.

4.5 Profilassi antibiotica e della endocardite batterica

Sono state pubblicate numerose direttive per il contenimento delle infezioni nosocomiali. L'efficacia degli antibiotici si basa su tre fattori principali:
  1. La adeguata scelta dell'antibiotico. I protocolli chirurgici devono includere, in collaborazione con il microbiologo, questa azione, così come la scelta dell'antibiotico alternativo per ogni procedura chirurgica in caso che il paziente sia allergico.
  2. Il momento adatto per la somministrazione della prima dose. Idealmente la prima dose deve essere somministrata prima della incisione chirurgica, ma non prima dei 30-60 minuti
  3. Il momento adatto per sospendere la profilassi, che deve essere incluso nel protocollo

Si è notata una notevole efficacia della somministrazione monodosica di antibiotici (cefalosporine per lo più) per la prevenzione delle infezioni delle ferite chirurgiche per chirurgia epato-biliare, gastrica e transureterale, per i cesarei e la isterectomia.

Relativamente alla profilassi per la endocardite batterica, essa è raccomandata per pazienti con valvulopatie, con cardiopatie strutturali congenite (escludendo le comunicazioni interatriali, le comunicazioni interventricolari operate ed il dotto di Botallo), con precedenti endocarditi infettive e cardiomiopatia ipertrofica.

4.6 Prevenzione della trombosi venosa profonda e gestione degli anticoagulanti/antiaggreganti

Di particolare rilievo è oggi la necessità di applicare un protocollo di prevenzione delle complicanze trombo-emboliche specialmente per pazienti con fattori di rischio documentati. Si dovrà avere a disposizione un preciso protocollo per la somministrazione di eparina a basso peso molecolare. Anche la prevenzione con l'impiego di apposite calze antitrombo, indossate dal paziente specialmente se l'intervento causa una immobilità protratta, è un ottimo espediente per limitare il rischio suddetto.

5. Gestione dei farmaci e dei fluidi. Prevenzione degli errori farmacologici

I seguenti sono alcune azioni/accorgimenti per limitare il rischio di errori farmacologici:
  • Etichettare tutti i farmaci, contenitori di farmaci e altre soluzioni, dentro e fuori del campo chirurgico sterile.
  • Utilizzare almeno due metodi identificativi del paziente quando si somministrano farmaci o emoderivati, si eseguono prelievi di sangue per esame o quando si applica un qualsiasi trattamento o procedura.
  • Standardizzare, nell'intero BO, le abbreviazioni, la terminologia, le definizioni, le classificazioni, il vocabolario e la nomenclatura, includendo acronimi e simboli.
  • Assicurare che i farmaci siano disponibili in forma, quantità e qualità tali da garantire sicurezza.
  • Identificare e rivedere l'elenco dei farmaci che possano essere confusi l'uno con l'altro, in modo da evitare confusione e confondimento (si consiglia di usare questi farmaci in forme di presentazione differenti, o se non è possibile far ciò, che vengano separati in modo evidente e deciso).
  • Limitare gli ordini prescrittivi verbali o telefonici, ma se non fosse possibile occorre chiedere conferma dell'ordine ricevuto, che va scritto e riletto in forma completa.
  • Comunicare per iscritto l'elenco completo dei farmaci somministrati e da somministrare al paziente, quando questo venga trasferito in altro centro o servizio.

Le suddette avvertenze possono essere applicate alla gestione delle infusioni. Si deve evitare l'immagazzinamento delle soluzioni di potassio e delle soluzioni iper o ipotoniche insieme ad altre soluzioni meno pericolose. Queste soluzioni dovrebbero avere una centralizzazione presso il servizio di Farmacia ospedaliera ed essere somministrate individualmente nel momento di necessità.

Le raccomandazioni relative agli aspetti della sicurezza per il paziente, possono essere le seguenti:
  1. Ogni BO deve avere un protocollo di immagazzinamento, confezionamento, identificazione, manipolazione e prescrizione dei farmaci, con particolare riguardo ai farmaci ad alto rischio nella somministrazione e nella manipolazione e controllo della loro scadenza.
  2. I centri sanitari provvisti di BO dovranno attenersi agli obblighi di legge specifici riguardanti l'impiego, la custodia e la registrazione dei farmaci, specialmente i farmaci stupefacenti.

6. Gestione degli emoderivati

Le raccomandazioni al riguardo di questo aspetto della sicurezza del paziente, sono le seguenti:
  1. La gestione e la sicurezza degli emoderivati sono competenza del servizio trasfusionale, che deve essere accreditato per queste funzioni.
  2. Assicurare la identificazione inequivocabile del paziente ricevente sia all'atto del prelievo che all'atto della somministrazione.
  3. Assicurare la tracciabilità del processo trasfusionale e delimitare le responsabilità nella perfusione degli emoderivati.

7. Prevenzione del rischio anestesiologico e intraoperatorio

7.1 Anestesia nelle età estreme

Deve essere protocollata una maggiore attenzione per i pazienti in età estreme, poiché le speciali caratteristiche dei neonati e degli anziani impongono un maggiore livello di attenzione e cura, per evitare le possibili complicanze verso le quali sono molto sensibili.

7.2 Prevenzione del risveglio intraoperatorio

Si stima che tra lo 0,1% e lo 0,2% dei pazienti che vengono anestetizzati con anestesia generale, hanno qualche forma di risveglio intraoperatorio (con un certo stato di allerta, udire, percepire il dolore, ecc.). In cardiochirurgia, in chirurgia ostetrica e nella chirurgia traumatologica è più frequente perché il livello di ipnosi che viene indotto, è spesso minore e può non essere sufficiente per eliminarne il ricordo. Allo stesso modo nelle chirurgie in cui si impiegano dei miorilassanti, questi possono mascherare un insufficiente profondità anestesiologica. Allo stesso modo può capitare che durante forti stimolazioni, come l'intubazione o l'incisione cutanea, o durante la fase di interruzione della somministrazione degli anestetici, si possa avere un risveglio inaspettato. Sembra altresì che esistano pazienti predisposti a questo inconveniente, come i giovani, le ragazze e le persone abituate al consumo di alcool e/o droghe. Altre cause possono essere un uso improprio degli strumenti di anestesia, l'uso eccessivo di miorilassanti, una mancata sorveglianza da parte dell'anestesista e l'uso intenzionale di dosi minori di farmaci per favorire un risveglio rapido.
I sintomi tipici del risveglio intraoperatorio sono ipertensione arteriosa, tachicardia, cambiamenti emodinamici. I miorilassanti, i betabloccanti e gli antagonisti del calcio possono mascherare questi sintomi.

Per ridurre questo problema, il BO deve impiegare una politica basata su:
  • Identificare i pazienti a rischio.
  • Utilizzare la monitorizzazione del miorilassamento.
  • Utilizzare un monitor dell'ipnosi (della "profondità anestetica").
  • Realizzare una indagine postoperatoria strutturata per i casi sospetti.
  • Annotare nella cartella quanto avvenuto.
  • Effettuare manutenzione regolare dell'equipaggiamento.
  • Informare il personale relativamente a questo problema.

7.3 Ipertermia maligna

In tutti i centri dove si pratichi l'anestesia generale deve essere disponibile la idantoina liposolubile per il trattamento della ipertermia maligna. Allo stesso modo, in ogni BO deve esistere un protocollo per il trattamento di questa patologia.

7.4 Prevenzione dell'ipotermia

L'ipotermia è una complicazione frequente e rilevante, soprattutto per la chirurgia di durata superiore ai 90 minuti, per cui il BO deve possedere la strumentazione ed i presidi adeguati ad evitare questo inconveniente (coperte pneumatiche, scalda liquidi, riscaldatore per i gas inspirati, riscaldatori per la C02 impiegata in laparoscopia, ecc.) ed evitare che la temperatura ambiente sia minore di quella strettamente necessaria.

7.5 Gestione delle intubazioni difficili

Devono essere elaborati dei protocolli e sistemi di formazione specifica per queste complicanze ed essere disponibili tutti i materiali e gli strumenti necessari, che andranno inseriti in apposito "Carrello per intubazioni difficili".

7.6 Controllo preanestesiologico del materiale di anestesia

È obbligatorio effettuare un controllo dello strumentario e del presidiato anestesiologico PRIMA di ogni nuovo caso, comprendendo il ventilatore. Questo test preliminare ha mostrato la sua utilità per evitare incidenti anestesiologici.

7.7 Trattamento dell'arresto cardiorespiratorio

Si devono elaborare protocolli e organizzare sedute formative che permettano di affrontare questo tipo di complicanza, così come disporre del materiale necessario all'allestimento di un carrello specifico per il trattamento dell'arresto cardiaco che:
  • deve avere una ubicazione fissa e conosciuta all'interno del BO.
  • deve essere custodito e controllato, con tanto di registro di impiego e controllo.
  • deve avere un elenco completo di materiali e farmaci, per una revisione periodica.
  • deve essere controllato settimanalmente.
  • il defibrillatore deve essere controllato e testato ogni giorno

7.8 Prevenzione del danno posturale

Il BO deve possedere tutti gli strumenti, gli accessori e gli accorgimenti utili per evitare dei danni posturali ai pazienti e del loro uso corretto deve essere a conoscenza tutto il personale infermieristico ed ausiliario. Questo materiale deve essere rapidamente disponibile ed igienizzabile dopo l'impiego.

8. Prevenzione della ritenzione di corpi estranei

Le pratiche raccomandate dall'AORN per il conteggio di garze, aghi e strumenti e i protocolli sulla prevenzione della ritenzione di corpi estranei nelle ferite chirurgiche dell'American College of Surgeons (ACS) sono strumenti da tenere in considerazione per diminuire gli errori di questo genere:
  • Quali articoli devono essere conteggiati
  • Quando effettuare il conteggio.
  • Come effettuare il conteggio.
  • Quali sono le informazioni da documentare. Le garze si devono conteggiare per tutte le procedure nelle quali vi sia il pericolo di una ritenzione accidentale.
  • Il conteggio deve avvenire in presenza di due infermieri. Aghi e altri oggetti vanno contati per tutte le procedure.
  • Gli strumenti devono essere contati in ogni procedura dove vi sia il rischio di ritenzione. Il conteggio deve avvenire prima di iniziare l'intervento per stabilire una linea di partenza e prima di chiudere una cavità ed alla fine dell'intervento. Allo stesso modo ciò deve avvenire al momento del cambio dell'equipe infermieristica.
  • Tutti i conteggi devono rimanere documentati in cartella del paziente.
Nel 2003, il New England Journal of Medicine pubblicò uno studio che indicava che i pazienti con maggior rischio di ritenzione sono:
  • Coloro che sono sottoposti ad interventi di chirurgia d'urgenza.
  • Coloro che durante l'intervento subiscono un cambiamento dei piani e della procedura chirurgici.
  • Coloro che hanno un elevato BMI (un 10% per ogni unità di incremento del BMI).
Gli infermieri di SO citano come fattore di rischio la distrazione:
  • Le chiamate telefoniche frequenti. I cambi di equipe a fine turno.
  • La fatica.
  • Le attività che si alternano nel processo di conteggio.
  • Gerarchizzazione estrema per cui il conteggio viene dopo le pretese dei chirurghi.
  • Politiche migliorabili di formazione.

9. Impiego di telefoni cellulari nel BO

Deve essere previsto un controllo sull'uso dei telefoni cellulari in SO, per evitare distrazioni e la sensazione di un minore interesse nei confronti del paziente, ma anche per evitare interferenze possibili con gli strumenti di elettrochirurgia. Si raccomanda di tenere i cellulari ad almeno un metro dagli strumenti elettrochirurgici.

10. Sicurezza del paziente e gestione dei rischi sanitari

Gli effetti avversi relativi ai procedimenti chirurgici rappresentano il 40% circa di tutti gli eventi avversi occorrenti in ospedale. Tra le raccomandazioni utili all'evitare aventi avversi si segnalano: concentrare determinati interventi chirurgici complessi in ospedali ad alto volume di attività, disporre di equipaggiamenti chirurgici d'urgenza o prevenire le infezioni chirurgiche.

Le buone pratiche in termini di sicurezza del paziente richiedono una organizzazione per la gestione della sicurezza. I centri sanitari devono disporre di sistemi efficaci per garantire, attraverso la direzione sanitaria, una assistenza sicura e il suo insegnamento agli operatori. Centrale in questa politica sono le procedure di gestione del rischio, includendo la revisione dell'organizzazione, la valutazione dei rischi, l'apprendimento, i protocolli, la comunicazione, la valutazione degli eventi avversi, dei reclami e dei suggerimenti.

Nel BO la gestione del rischio deve essere coordinata e organizzata da un gruppo gestionale interno al BO stesso. Deve essere multidisciplinare e deve riunirsi periodicamente (almeno ogni sei mesi). Questo gruppo deve avere una formazione sufficiente per applicare le diverse metodiche necessarie alla gestione del rischio e trasmettere a sua volta questa necessità a tutto il personale del BO. Il processo di gestione del rischio deve essere scritto, contemplare gli eventi sentinella di conoscenza obbligatoria e fomentare l'addestramento multidisciplinare nella gestione del rischio. Dal processo di valutazione deve derivare un registro degli incidenti nel quale figureranno gli accadimenti conosciuti e analizzati, il lavoro svolto, gli accorgimenti adottati in ogni singolo caso, con valutazione a posteriori della loro efficacia, garantendo la totale confidenzialità dei dati raccolti. Quando si verificano eventi avversi, i centri sanitari devono considerare le cause e le conseguenze dei problemi identificati. L'opportuna analisi dei problemi, con un piano di azione appropriato, deve far parte del processo di apprendimento e cambiamento. Sono raccomandate audizioni regolari sugli effetti chirurgici avversi.

11. Coinvolgimento del paziente nella sua sicurezza

I pazienti possono partecipare attivamente alla propria sicurezza prima, durante e e dopo il trattamento chirurgico. Esistono delle realtà che forniscono ai pazienti un foglio nel quale sono elencati alcuni punti a cui il paziente è invitato attenersi.
  • Raccomandare ai pazienti di essere attivi, di porre domande al personale medico e infermieristico, di non avere dubbi sia per la parte precedente e successiva all'intervento chirurgico, relativamente a: procedimento chirurgico, i suoi rischi, i suoi benefici e le alternative. La tecnica anestesiologica prevista e le alternative. La preparazione all'intervento (ad esempio quali farmaci siano favorevoli e quali sfavorevoli, se può bere e/o mangiare prima del ricovero, ecc.). Le procedure al momento del ricovero che possono favorire la sua sicurezza (ad esempio il bracciale identificativo, conferma ripetuta dei suoi dati, marcatura del lato da sottoporre ad intervento).
  • Raccomandare al paziente di nominare un membro di famiglia od un amico che conosca i suoi problemi di salute, che lo accompagni e lo aiuti a porre delle domande, a comprendere le istruzioni ed a far si che le sue richieste siano rispettate.
  • Raccomandare ai pazienti di valutare una seconda opinione, se lo considerano necessario. Raccomandare ai pazienti fumatori di astenersi dal fumo almeno per il mese precedente l'intervento.

12. Piano di autoprotezione

Esistono rischi aspecifici per il personale del Blocco Operatorio, tra questi l'incendio, le radiazioni ionizzanti, infezioni e ferite penetranti, che possono essere veicolo di contaminazione infettiva. Ci sono degli accorgimenti che possono aiutare a prevenire questi incidenti:
  • Utilizzare presidi di protezione (vedi anche DPI), come i bisturi protetti o gli aghi senza punta
  • Avvalersi di pratiche sicure per ridurre i rischi: Impiego di zone neutre del campo chirurgico. Utilizzare il "doppio guanto". Cambio regolare dei guanti. Non interferire con le funzioni di incisione e sutura.

Esistono inoltre altri rischi professionali molto importanti: esposizione alle radiazioni ionizzanti, esposizione agli agenti anestetici inalatori, esposizione agli agenti chemioterapici. Questi rischi si evitano applicando le norme di protezione previste dalla legge.

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