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Questione di feeling

La SO è un ambiente temuto, freddo, pragmatico, pratico, tecnologico, frettoloso. È un ambiente poco avvezzo al calore dei sentimenti e lo è così tanto che ci si dimentica di accogliere e valutare gli stati d'animo di chi si trova sul tavolo operatorio e non solo. Anche tra colleghi lo sviluppo empatico è spesso ridotto e superficiale.

Il concetto (erroneo) che paragona il corpo umano ad una macchina, domina in una qualsiasi SO e, al pari dei meccanici di Formula 1, non conta occuparsi di "chi", ma di "cosa" e in "quanto tempo".
Gli occhi ottici di chi lavora in SO sono presi da decine di compiti e stimoli informativi e non c'è virtualmente, e spesso materialmente, il tempo per agire con gli occhi sensitivi del cuore, e vedere il "chi" prima del "cosa" e/o del "quanto".
Insomma chi lavora in SO è per lo più interessato alla macchina-uomo, dimenticando l'anima-uomo che giacciono assieme sul tavolo chirurgico.

Eppure chi si sdraia su quel tavolo, perde di vista la propria macchina, per mostrare quasi unicamente la propria anima. Vergogna, paura, ansia, angoscia, apprensione, dolore, indignazione, ribellione, sfida, terrore, sono tutte manifestazioni che le persone mostrano a diversi livelli di intensità.
Ho visto, nella mia esperienza, tanti pazienti che mostravano quelle emozioni di cui sopra e le mostravano nei modi più diversi:

  • chi teneva gli occhi chiusi per non vedere nulla
  • chi si copriva la bocca per non mostrare la bocca senza denti
  • chi piangeva sommessamente
  • chi aveva e manteneva gli occhi spalancati e fissi davanti a se, in attesa di un mostro immaginario
  • chi era teso come statua di marmo
  • chi parlava incessantemente
  • chi rideva istericamente e chi, scontroso, si ribellava alla situazione

In prossimità di un evento critico come l'intervento chirurgico, le persone sanno che potrebbero non essere più quelle di prima. Scoprono che la felicità l'hanno vissuta fino all'attimo prima e sanno che potrebbero perderla, anche irrimediabilmente.
Io, che sono stato da una parte e dall'altra, so che non mi ricordo nulla. I farmaci ipnotici rimuovono il ricordo di quello che la persona prova, ma ciò non toglie che nel momento in cui entra in SO, le emozioni siano forti e toccanti.

Io vado a cercare quelle espressioni così umane. Non lo faccio sempre, ma spesso e i pazienti se ne accorgono. Mi tolgo la mascherina perché voglio che mi vedano, che abbiano a che fare con un uomo qualunque. Afferro la loro mano perché sentano che c'è un loro pari che si prenderà cura di loro.
Credo che percepiscano la vicinanza, la compassione e mi convinco che si sentano meglio, ma in realtà sono io che mi sento meglio.
Io non sono solo un meccanico, sono anzitutto un essere umano.

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