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Note Generali

L'assenza, o la scarsa diffusione, di pubblicazioni specifiche e la mancanza effettiva di corsi di preparazione, abilitanti al servizio in una area critica particolare come la Sala Operatoria, hanno determinato e continuano a causare delle difficoltà operative in chi viene assegnato a lavorare in simile ambiente.
Da questa considerazione e dalla valutazione delle difficoltà legate alla mancanza di linearità formativa ed operativa, è nato il progetto di allestire e produrre il sito che state visitando. Esso non rappresenta, in ogni caso, il manuale del perfetto infermiere di Sala Operatoria, ma vuole solo rappresentare un modesto inizio ed un tenue faro direzionale per chi si trova ad operare in un ambiente che, volere o volare, è di fatto ricco di controversie, alta tecnologia, innumerevoli responsabilità e situazioni di criticità, che possono indurre confusione, incertezza e demotivazione, anche nel più preparato dei professionisti.

1. L'Area Critica

È definibile Area Critica quel settore operativo sanitario nel quale il paziente si trova in particolare pericolo di morte, infatti le condizioni del paziente sono di tale gravità, da necessitare di processo di sorveglianza e terapia costanti e intensivi.
La Sala Operatoria fa parte del comprensorio delle Aree Critiche, come le Unità Coronariche, la Rianimazione, la Patologia Neonatale, ma a diversità di queste, nelle quali le condizioni critiche del paziente sono determinate da evento patologico o da traumi casuali, nella Sala Operatoria le condizioni critiche del paziente sono indotte volontariamente, per poter procedere ad atti diagnostico/terapeutici altrimenti non attuabili. Questo aumenta di molto il quoziente di pericolosità ed il peso delle responsabilità.

Ad esempio, se un paziente giunge in Rianimazione con una patologia al massimo della gravità, è assai difficile conoscerne le cause, lo sviluppo avuto nel tempo, i fattori peggiorativi o migliorativi, le soluzioni terapeutiche più idonee, i pericoli possibili e quant'altro. Si cerca di salvare la sua vita, ma questo può essere oggettivamente impossibile proprio per via della estrema gravità della patologia.

In Sala Operatoria il paziente giunge, nella maggior parte dei casi, volontariamente, in osservanza della indicazione del proprio medico, che gli ha prospettato l'intervento chirurgico come soluzione preferenziale alla soluzione dei suoi problemi di salute. Le sue condizioni non sono critiche in se, ma lo diventano per fare in modo che l'atto operatorio possa compiersi.
La criticità, pertanto, è di tipo iatrogeno, ovvero le alterate condizioni di salute del paziente, sono frutto di azioni intraprese volontariamente da operatori sanitari (medici e non medici).
Mentre per le condizioni critiche del paziente di Rianimazione, nessuna figura sanitaria è direttamente responsabile della loro genesi, per quelle del paziente in Sala Operatoria, tutti gli operatori sanitari sono, a vario titolo, direttamente responsabili.

Rimanendo in argomento di criticità del paziente in Sala Operatoria, essa è, o potrebbe essere, determinata non solo dal tipo di intervento anestesiologico/chirurgico da eseguire od eseguito, o dalle condizioni cliniche proprie del paziente, ma anche dalla preparazione e dal comportamento del personale sanitario (medico e non medico).
Se questo è preparato, motivato, educato ed efficiente, il gradiente di criticità può rimanere limitato e relativo ad altri fattori (come appunto l'intervento chirurgico, l'anestesia e/o le condizioni cliniche).
Viceversa il personale impreparato, svogliato, inefficiente ed inadatto, può determinare un innalzamento del gradiente di criticità, anche al di la di oggettive motivazioni legate a intervento chirurgico, anestesia o condizioni cliniche. In definitiva la criticità delle condizioni del paziente in Sala Operatoria, escludendo le condizioni sue di base, l'intervento chirurgico e l'anestesia, è inversamente proporzionale al grado di preparazione e adeguatezza del personale medico e non medico e, in altri termini, al loro grado di professionalità.

2. Professionalità

La Professionalità è il contenuto, la qualificazione ed il carattere professionale di una attività lavorativa. La Professionalità inoltre, identifica il professionista, colui che a seguito di adeguata preparazione e formazione, impiega le proprie conoscenze per compiere il proprio lavoro ed onorare la propria professione.
In genere una elevata professionalità riduce di molto il numero e la pericolosità degli errori e, di conseguenza, aumenta la sicurezza del paziente nel reparto/servizio nel quale viene a trovarsi.
La professionalità comporta che il professionista sia responsabilmente conscio delle proprie capacità e potenzialità. Entra quindi in gioco il concetto di Responsabilità.

3. Responsabilità

Nel Dizionario Garzanti, della Lingua Italiana, si legge testualmente:

Responsabilità: o l'essere responsabile o l'essere nella possibilità di dover rispondere degli effetti derivanti dalle altrui o proprie azioni.

Responsabile: è colui che è conscio delle proprie responsabilità.

I due termini indicano chiaramente che chi agisce consciamente e con riconosciuta responsabilizzazione è, nel bene e nel male, nella condizione di dover rispondere delle sue azioni.
Non è responsabile chi non è conscio delle responsabilità addossategli, chi viene indotto con la forza a compiere azioni al di fuori delle sue riconosciute responsabilità.
Anche il demandare ad altri responsabilità proprie, non annulla comunque la responsabilità del delegare stesso. Ad esempio chiedere al personale di supporto di fare cose di pertinenza infermieristica, non comporta totalmente un trasferimento di responsabilità, poiché il personale di supporto potrebbe non essere conscio del carico di responsabilità intrinseche in tali cose. Se intervengono sinistri a seguito di quelle azioni, compiute da personale non conscio delle responsabilità intrinseche su delega dell'infermiere, quest'ultimo è ritenuto il responsabile degli accadimenti.

I concetti di Responsabilità e di Responsabile, richiamano altri tre concetti inerenti lo svolgimento delle proprie azioni le quali, qualora causino dei danni, possono essere espletate con Imperizia, con Imprudenza, con Negligenza e nessuna delle singole condizioni, esclude le altre.

L'Imperizia si configura quando vengano commessi atti per i quali non sia stata completata una sufficiente preparazione ed esperienza. Ad esempio un infermiere compie manovre o prepara del materiale, senza conoscere i dati teorici che dovrebbero precederne l'attuazione pratica e senza effettuare le necessarie prove che ne sancirebbero un ottimale risultato.

L'Imprudenza si configura quando un infermiere compie delle azioni senza rispettare quei criteri di prudenza e buon senso, che eviterebbero, se osservati adeguatamente, danni o sinistri o pericolosità generiche al paziente, a se stesso o ad altri operatori.

La Negligenza prefigura il compimento di atti, notoriamente pericolosi e/o dannosi, anche alla luce della loro riconosciuta pericolosità. Ad esempio un infermiere, pur sapendo di non dover compiere precise azioni, senza le opportune e note precauzioni, le compie ugualmente, generando pericolo di danni a se stesso, al paziente e ad altri operatori.

Delle tre situazioni, quelle più negative sono le ultime due che sono connotate da una certa volontarietà.
Mentre chi commette atto inesperto non è del tutto responsabile, in quanto non completamente edotto su pericolosità e rischi, chi commette azioni imprudenti e negligenti è da ritenersi completamente responsabile.
Particolarmente odiosa è la condizione per la quale l'operatore esperto, per mantenere la propria autorevolezza, neghi il proprio supporto, o non informi compiutamente il proprio collega inesperto, sulle azioni che sta per compiere, mettendo a rischio il collega, il paziente e gli altri operatori.

In genere l'aumento della professionalità/esperienza, coincide con l'aumento del carico di responsabilità non solo nel compiere direttamente le azioni di propria attribuzione, ma anche nella educazione del personale più inesperto. Un infermiere, per definirsi un professionista non deve solo saper fare, ma anche saper educare.

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