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Strumentista di Sala Operatoria

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Aspetti medico-legali

I doveri e gli obblighi dello Strumentista sono attualmente non ancora bene definiti da leggi e norme. Lo Strumentista si adegua a norme e leggi che riguardano la indefinibile figura dell'Infermiere. Non essendo ancora prevista una ben chiara collocazione e specializzazione, lo Strumentista italiano non ha ancora ne arte, ne parte.

1. Deontologia dello Strumentista

Se si tiene conto che la responsabilità penale è individuale e quella civile condivisa, si potrebbe pensare che lo Strumentista possa stare tranquillo, pensando che se fa il suo lavoro con perizia e capacità, non potrà essere imputato di mala-pratica, in quanto la responsabilità civile è del chirurgo e dell'anestesista. Ma è davvero così?. Risposta: NO.
Da chi è composta l'equipe chirurgica?
Come abbiamo visto in altre pagine, l'equipe chirurgica è composta dal chirurgo, che diviene il capo dell'equipe, dai suoi aiuti e dallo Strumentista. L'Anestesista in realtà non fa parte dell'equipe chirurgica, in quanto svolge la sua attività in modo autonomo, anche se vi è stretto accordo con il chirurgo. Pertanto al momento di definire delle responsabilità, il chirurgo risponde penalmente per se stesso e civilmente insieme all'equipe, ad esclusione dell'anestesista. Da un punto di vista delle responsabilità, al momento del giudizio i fatti si sviluppano su binari paralleli, ma lo Strumentista risponde comunque insieme all'equipe.
Penalmente lo Strumentista ha responsabilità dirette quando esistano le condizioni di: imprudenza, negligenza, imperizia e mancato compimento delle proprie funzioni; civilmente condivide le responsabilità in base al livello coperto nella scala gerarchica durante l'azione chirurgica.
In base alle attuali leggi e normative, l'infermiere è il responsabile dell'assistenza infermieristica che si può espletare anche a livello tecnico ed in collaborazione con altre figure sanitarie. È tenuto ad assistere, controllare e valutare tutto ciò che attiene alla sua missione specifica, dall'ingresso del paziente al Blocco Operatorio, fino alla sua uscita. Assume le sue responsabilità in modo etico e professionale. Si integra attivamente con l'equipe tecnico-professionale normalmente prevista nel BO.

1.1 Norme nella relazione con il paziente

  • Controlla e supervisiona l'ingresso del paziente al BO
  • Riceve e identifica il paziente in relazione alla lista operatoria
  • Collabora con l'equipe per stabilire ed ottenere la corretta posizione del paziente
  • Provvede alla sicurezza del paziente sia nella fase pre che postoperatoria, all'interno dell'area chirurgica, in collaborazione con le altre figure presenti

1.2 Norme in relazione all'atto chirurgico

  • Esegue il lavaggio chirurgico e la propria vestizione
  • Prepara il tavolo porta-strumenti; controlla e dispone gli strumenti ed il presidiato nel modo convenuto, in funzione dell'intervento da eseguire
  • Controlla il corretto funzionamento degli strumenti che serviranno durante l'intervento
  • Veste il resto dell'equipe chirurgica
  • Assiste l'equipe chirurgica, anticipando le necessità estemporanee in base alle adeguate conoscenze della tecnica chirurgica
  • Mantiene il campo sterile e favorisce il mantenimento delle tecniche asettiche
  • Effettua il conteggio di strumenti e garze
  • Collabora alla chiusura della ferita chirurgica e procede alla sua medicazione sterile
  • Procede allo smantellamento del campo chirurgico e del tavolo portastrumenti, favorendo il successivo ripristino e sterilizzazione degli strumenti stessi
  • È responsabile dei campioni chirurgici che riceve, procedendo alla loro corretta conservazione e invio al laboratorio
  • Aiuta il restante personale a prendersi cura del paziente nella fase di risveglio e nell'allontanamento verso la Revovery Room

1.3 Norme in relazione alla organizzazione ed al funzionamento del Blocco Operatorio

  • Collabora al riordino della Sala Operatoria
  • Pianifica e controlla l'esecuzione delle norme tecnico-amministrative e professionali che lo riguardano
  • Collabora alla programmazione ed alla organizzazione dell'attività quotidiana
  • Organizza, controlla e compila il diario delle attività e delle novità, fornendo adeguata documentazione al riguardo
  • Segnala all'economato ed alla farmacia l'elenco del materiale, degli strumenti e dell'equipaggiamento necessari al normale funzionamento del BO
  • Applica le azioni volte al risparmio ed al controllo della spesa
  • Favorisce le corrette interrelazioni con i servizi esterni al BO
  • Promuove e partecipa alle riunioni periodiche per conoscere, analizzare e risolvere i problemi del BO
  • Effettua mansioni di formazione per il personale di nuova assegnazione
  • Denuncia per via gerarchica tutte le azioni e i comportamenti contrari alla sicurezza del paziente e del personale del BO
  • Partecipa alla programmazione ed al compimento delle norme di biosicurezza e collabora affinché queste norme siano applicate da tutti
  • Partecipa al miglioramento prestazionale del servizio

1.4 Segreto Professionale

Il diritto alla riservatezza, al rispetto della vita privata e della confidenzialità della persona assistita rappresentano diritti inviolabili. Da questo principio deriva, per tutti gli operatori sanitari, il dovere di garantire(o tutelare) tali diritti attraverso il mantenimento e la protezione del segreto professionale.
Il segreto professionale è l'obbligo a non rivelare le informazioni apprese all'interno del rapporto fiduciario. Il segreto riguarda ogni notizia che non deve essere divulgata e che una persona vuole sottrarre alla conoscenza di altre persone. Concerne un fatto o una cosa attinente alla sfera intima del soggetto: corpo, onore, famiglia, credo religioso, opinioni politiche ecc.
Distinzione tra:

  • segreto professionale, con il quale s'intende un segreto appreso per ragione e a causa dell'esercizio di una attività professionale che differisce dal cosiddetto
  • segreto naturale con il quale, invece, s'intende qualunque notizia che viene appresa a ragione del proprio stato di amico, di confidente, ecc., al di fuori cioè di qualsiasi rapporto professionale.
Viene definito segreto professionale ogni notizia che sia relativa alla sfera intima e privata (notizie di ordine fisico,psichico, familiare, sentimentale, emotivo, etc.) dell'assistito e che quest'ultimo ha interesse a che non venga rivelato e della quale il professionista sia venuto a conoscenza in quanto tale, cioè in quanto professionista.

Fondamenti del segreto professionale

  • Etico legato al rispetto della persona;
  • Deontologico;
  • Giuridico sancito dall'art. 622 del c.p. dallaLegge 675/96 sulla Privacy e dal D.lgs196/03.

Fondamento Etico:
è uno dei cardini del giuramento ippocratico legato alla posizione del malato che, costretto a ricorrere all'opera del medico, è nella necessità di rendere noti fatti propri sui quali avrebbe preferito tacere. Dal Giuramento di Ippocrate:
...di tutto ciò che vedrò o intenderò nella vita comune, durante l'esercizio della mia professione o anche al di fuori di esso, tacerò quanto non è necessario sia reso noto,considerando in simili casi la discrezione come un dovere...

Fondamento Deontologico:
sancito come norma di comportamento professionale nel codice deontologico con un forte richiamo ad un obbligo di riservatezza

Fondamento Giuridico:

Art. 622 C.P.- Rivelazione di segreto professionale
"Chiunque, avendo notizia, per ragione del proprio stato o ufficio, o della propria professione o arte, di un segreto, lo rivela, senza giusta causa, ovvero lo impiega a proprio o altrui profitto, è punito, se dal fatto può derivare nocumento, con la reclusione fino ad un anno o con la multa da lire 60.000 a lire 1.000.000.
Il delitto è punibile a querela della persona offesa con la reclusione da sei mesi a tre anni".

La rivelazione del segreto professionale viene, infatti definito come delitto contro la persona e punibile con la reclusione fino ad un anno o con la multa da lire 60.000 a lire un milione.
Il fatto costitutivo del delitto consiste nella rivelazione "senza giusta causa" del segreto professionale ovvero nel suo impiego al proprio o altrui profitto La violazione deve avvenire con coscienza e volontà occorre, la dimostrazione del dolo (l'intenzione di rivelare il segreto). Il delitto trattato, è definito reato di pericolo e non di danno.
Rivelare,quindi, significa comportarsi in modo tale che, senza giusta causa, una o più persone non vincolate dal segreto, siano messe a conoscenza del segreto; in realtà, la rivelazione del segreto professionale è legittima solo se sussiste una giusta causa.

Le giuste cause di rivelazione sono distinte in
  • IMPERATIVE sono quelle che impongono la rivelazione del segreto professionale solo ed esclusivamente nei casi previsti
  • PERMISSIVE quelle che permettono o consentono,ma non obbligano, la rivelazione del segreto

IMPERATIVE: le denunce sanitarie obbligatorie con le quali si vuole perseguire finalità di ordine clinico, statistico e preventivo. Vengono presentate all'Autorità sanitaria; i certificati obbligatori che rappresentano attestazioni di un fatto di natura tecnica destinati a provare la verità in ordine ad un evento di natura biologico-clinica e che si rilascia al richiedente, nel suo stesso interesse; il referto, denuncia giudiziaria (ex rapporto), la perizia e la consulenza tecnica; l'ispezione corporale ordinata dal giudice;
PERMISSIVE: il consenso dell'avente diritto; poiché il rispetto del segreto è un diritto personale dell'assistito, il consenso di quest'ultimo è una giusta causa permissiva. Il consenso deve essere informato, esplicito,autentico e libero. Da ciò si deduce che l'assistito consente alla rivelazione solo per quei segreti di cui egli stesso ha consapevolezza, mentre il consenso non è chiaramente valido per ciò che egli ignora.

Tra le giuste cause permissive vanno inserite tutte quelle cosiddette scriminative cioè che escludono la punibilità della rivelazione del segreto quali:
  • caso fortuito o forza maggiore (art.45c.p.) dal momento che per la realizzazione del delitto occorre il dolo, mancando invece l'intenzione dell'agente di rivelare il segreto, manca una delle condizioni obiettive di punibilità;
  • errore determinato dall'altrui inganno (art.48c.p.);
  • stato di necessità (art.54c.p.) "non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato né altrimenti evitabile sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo"
  • legittima difesa (art.52c.p.) "non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un'offesa ingiusta sempre che la difesa sia proporzionale all'offesa". Il diritto che si difende deve essere più importante rispetto alle conseguenze della violazione del segreto ad esempio la difesa del diritto alla vita, alla incolumità fisica, alla salute ed alla onorabilità professionale
  • costringimento fisico (art.46c.p.) in questo caso risponde della rivelazione l'autore della violenza;

La legge riconosce il diritto di astenersi, ma non l'obbligo, dal testimoniare su fatti di cui il sanitario è venuto a conoscenza per ragione ed a causa dell'esercizio professionale. (art.200 del c.p.p.) Tale tutela incontra dei limiti: lo stesso art. 200 c.p.p specifica che se il giudice ha motivo di dubitare che le dichiarazioni rese da tali persone per esimersi dal deporre sia infondata, ordina che il testimone deponga.

La facoltà di testimoniare, riconosciuta dalla norma giuridica, non implica necessariamente il dovere o l'obbligo di astenersi, ma significa che il sanitario può anche rendere spontaneamente la sua testimonianza, in questo caso deve, tuttavia, nel caso trattasi di un medico, tenere in considerazione la norma deontologica contenuta nell'art.13 del Codice Deontologico Medico, la quale è tassativa e perentoria nel vietare al medico di rendere qualsiasi testimonianza su ciò che egli ha appreso nell'esercizio ed a causa della sua attività professionale.

Segreto Professionale e Ordinamento Giuridico

Art. 326 C.P.- Rivelazione ed utilizzazione di segreto d'ufficio "Il pubblico ufficiale e la persona incaricata di un pubblico servizio, che, violando i doveri inerenti alle funzioni o al servizio, o comunque abusando della sua qualità, rivela notizie di ufficio, le quali debbono rimanere segrete, o ne agevola in qualsiasi modo la conoscenza, è punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni. Se l'agevolazione è soltanto colposa, si applica la reclusione fino a 1 anno. Il pubblico ufficiale o la persona incaricata di un pubblico, che, per procurare a se o ad altri un indebito materiale, si avvale illegittimamente di notizie d'ufficio, le quali debbono rimanere segrete, è punito con la reclusione da 2 a 5 anni."

Trasmissione del segreto professionale

La trasmissione del segreto è rappresentata dalla rivelazione a persone egualmente tenute al segreto, resa necessaria da circostanze inerenti lo stesso interessato o dovute a finalità sociali (trasmissione ad altri professionisti, pubblicazione di un caso a fine scientifico, ecc.).

1.5 Incidenti sul lavoro

In linea generale la tutela della incolumità fisica del personale si può collegare a due fattori principali:
  • SICUREZZA INTRINSECA, che consiste nella proprietà che debbono avere i luoghi di lavoro, gli impianti, le attrezzature, i materiali, di minimizzare i rischi per gli utilizzatori. Ciò viene assicurato da soggetti esterni all'azienda (progettisti, costruttori, installatori, fabbricanti, ecc.) che sono obbligati a fornire agli utilizzatori beni che rispondano alle norme tecniche di sicurezza. A tal fine è necessario che tutto ciò che viene utilizzato nei luoghi di lavoro, sia dotato di tutte le documentazioni e certificazioni che ne garantiscano la qualità anche dal punto di vista della sicurezza. Ad esempio:
    1. le strutture e gli impianti relativi ai luoghi di lavoro devono essere progettati da professionisti competenti, che tengano in debito conto i requisiti di sicurezza e di igiene, devono essere installati da ditte qualificate che certifichino il lavoro a regola d'arte ed infine devono essere collaudati da professionisti qualificati.
    2. Le apparecchiature, i dispositivi di lavoro, le attrezzature, i dispositivi individuali di protezione possono essere acquistati e messi a disposizione del personale solo se dotati del marchio CE di rispondenza alle direttive europee di sicurezza, del certificato di conformità alle norme e del libretto di istruzione per l'uso e la manutenzione.
    3. I prodotti e i preparati chimici debbono essere accompagnati dalla scheda di sicurezza che contiene tutte le necessarie informazioni per la tutela della salute e della sicurezza degli utilizzatori, nonché di etichette su ciascuna confezione.
  • USO IN SICUREZZA, rappresenta l'aspetto che è sotto il controllo dell'azienda, in quanto è collegato con il fattore umano: non basta che un bene strumentale sia sicuro all'origine, ma deve essere utilizzato in sicurezza, cioè da personale addestrato che segua le indicazioni e le procedure corrette di utilizzo. Per concretizzare ciò è necessario far crescere il livello di conoscenza e di preparazione degli operatori attraverso una costante opera di informazione e formazione sui rischi e sulle misure di prevenzione e sicurezza. In alcuni casi è anche necessario provvedere ad addestrare il personale sull'uso di macchinari e su dispositivi di protezione particolari. Per i macchinari, i dispositivi di protezione individuale, le attrezzature, i composti e preparati chimici, le informazioni riportate sulla documentazione dei produttori è senz'altro preziosa. Per quanto riguarda luoghi di lavoro e impianti, le misure di sicurezza da attuare discendono dalla valutazione dei rischi che deve essere effettuata da ogni singola azienda.

Organizzazione aziendale di sicurezza

Per concretizzare la applicazione delle misure di tutela della salute e della sicurezza, è indispensabile che tutti i soggetti, sia appartenenti alla gerarchia organizzativa (datore di lavoro, dirigenti, preposti, lavoratori), sia appartenenti alla funzione sicurezza (Servizio Prevenzione e Protezione, Medico Competente, Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza), svolgano correttamente il proprio ruolo. A tal fine è importante un costante dialogo ed una collaborazione nella sincera convinzione che il miglioramento della salute e della sicurezza negli ambienti di lavoro è un vantaggio per tutti.
È importante, inoltre, che ciascun soggetto nella organizzazione sia cosciente dei propri compiti per la sicurezza:
  1. Il Direttore Generale, deve organizzare i vari uffici per il rispetto della normativa ed istituire il Servizio Prevenzione e Protezione;
  2. Il Direttore Sanitario e i dirigenti organizzano le varie attività e decidono l'impostazione generale del lavoro all'interno della struttura;
  3. I responsabili degli acquisti devono acquistare dispositivi e apparecchi rispondenti alle norme;
  4. I responsabili dell'ufficio tecnico devono provvedere al controllo, alla manutenzione e alla verifica delle strutture e degli impianti;
  5. I capo sala devono vigilare sulla reale applicazione delle misure di sicurezza disposte dai dirigenti;
  6. Gli infermieri e gli ausiliari adottano le misure di sicurezza e segnalano qualsiasi anomalia.

In linea di principio, il personale di Sala Operatoria deve attenersi alle disposizioni definite in sede locale, coinvolgendo le figure e gli uffici preposti alla vigilanza sulla infortunistica.

2. Aspetti medico-legali del paziente chirurgico critico

L'Emergentologia è una branca della medicina d'urgenza nella quale l'azione dell'equipe multidisciplinare è un fattore decisivo nella risoluzione delle patologie alla base della singola situazione critica. Il paziente critico chirurgico occupa un capitolo a se stante e importante nell'effettuazione delle urgenze; il rapido agire delle singole figure dell'equipe chirurgica, rappresenta il manifesto dell'idoneità individuale e congiunta, capace di rispondere dal punto di vista giuridico assistenziale, mediante i risultati ottenuti. Ricordando che le responsabilità penali sono individuali e quelle civili sono condivise, ne deriva che l'agire in equipe, in forma organizzata, con capacità di discussione e autocritica, permetterà di risolvere con perizia e diligenza le responsabilità dell'equipe chirurgica nella sua totalità.
"Quando termina la discussione, comincia la responsabilità".
Lo Strumentista è un membro fondamentale dell'equipe chirurgica, che interviene al momento in cui si manifesta una situazione critica che richieda l'intervento chirurgico.
Edmond Locard diceva: "Il tempo che passa è la verità che fugge". Questo assioma della Medicina Legale classica, è applicabile alle diverse istanze in cui il personale di SO risolve le urgenze.
La necessità di rimanere concentrati, preparati e pronti ad agire, beneficerà all'equipe nella sua interezza e, in ultima istanza, al paziente che è la chiave di tutto. A tal fine un professionista si forma, si addestra, si certifica, riconosce gli errori, li corregge, si perfeziona accettando le critiche, si addentra nelle materie che costituiscono il suo lavoro e, soprattutto, si rende disponibile. Tutte queste qualità formano un buon professionista, sicuro di se e delle sue azioni, in grado di trasmettere tranquillità all'equipe che si fida di lui.
Tenendo in conto che l'urgenza/emergenza può coinvolgere il personale di SO in qualsiasi modo e momento, esso deve contemplare determinate situazioni legali del paziente critico chirurgico, in cui lo Strumentista ha responsabilità specifiche.

2.1 Ingresso del paziente

Tutti i pazienti che entrano nell'ambito chirurgico di SO, per urgente e critica che sia la situazione, anche se sta correndo pericolo di morte, deve avere una identità ed essere identificato. Ci deve essere un nome e cognome, l'età, un numero di identificazione dato dal Pronto Soccorso. Se l'urgenza, o lo stato di coscienza non permettono di ottenerlo dal paziente stesso, ci si rivolgere a terze persone, come familiari, persone che l'hanno accompagnato o personale di polizia che l'hanno preso in custodia. Se non si può ottenere alcun dato in forma verbale o accreditato da documentazione personale, l'ingresso alla SO deve avvenire su dati generici: NN e sesso, età approssimativa e segni particolari. Esempio: NN maschio, da 25 a 30 anni di età, che presenta un tatuaggio sul braccio sinistro che riporta la scritta: mamma.
La responsabilità dello Strumentista è di accertare che chi entra in SO sia colui che dice di essere e se corrisponde alle caratteristiche identificative.

2.2 Ingresso di pazienti incapaci

Si intende paziente incapace quel paziente non in grado di decidere per se. Questa condizione comprende i minorenni, i pazienti con deficit mentale, individui in stato di incoscienza e, in alcune circostanze, gli individui privati della libertà (detenuti).
Tutti i pazienti che accedono alla SO in modalità programmata o meno, devono farlo nella piena conoscenza dei rischi che ciò implica e l'elemento determinante è la presenza del consenso informato che il paziente deve aver letto e firmato. Nel caso di pazienti incapaci il consenso informato non ha alcun valore, per cui si richiede l'autorizzazione a terze persone: familiari diretti fino al quarto grado, autorizzazione giudiziaria e, nel caso di necessità, due testimoni che comprendano che l'intervento si rende necessario per poter salvare la vita al paziente.
La responsabilità dello Strumentista è quella di accertarsi che sia presente il consenso scritto all'intervento. In alcune occasioni, lo Strumentista può essere un testimone qualificato.

2.3 Elementi di valore periziale al momento dell'ingresso

L'incertezza dell'equipe chirurgica, rispetto alla modalità traumatica con cui il paziente è in condizioni critiche e le conseguenti lesioni, fanno si che si attivi l'azione urgente, sorvolando spesso su elementi di valore periziale al momento dell'ingresso, per cui delle prove giudiziali si possano perdere irreparabilmente.
Il paziente deve essere svestito senza rompere gli indumenti. Se non è possibile estrarli, andrebbero tagliati lungo le cuciture o direttamente scuciti. Non devono essere lavati se sono sporchi (sangue, terra, vomito, grasso, ecc.). Il vestiario rimosso dal paziente deve essere chiuso in un sacco in modo che non possa essere violato e consegnato subito alle autorità di polizia che ne devono fare un inventario. Questi indumenti non possono essere reclamati dai parenti fino alla dimissione del paziente.
La presenza di oggetti personali del paziente è importante dal punto di vista giudiziale, sia perché possono permettere di identificare il paziente, ma anche perché possono essere il frutto di un illecito. Questi oggetti vanno imballati in contenitori di plastica e devono essere manipolati il meno possibile, giacché possono presentare importanti impronte digitali.
Un capitolo speciale è rappresentato dalle protesi dentarie che sono un delicato e importante mezzo di identificazione.
È responsabilità dello Strumentista far entrare il paziente in SO senza corpi estranei, se non è possibile farlo, lo Strumentista prende in custodia questi oggetti fino al termine dell'atto chirurgico. In ogni caso lo Strumentista deve redigere un elenco del materiale avuto in consegna e specificare chiaramente la destinazione finale e il personale a cui è stato consegnato. Stesso procedimento per gli indumenti.

Elementi intracorporei con valore periziale. L'intervento chirurgico permette di ottenere degli elementi a valore giudiziale. I più abituali sono i proiettili di arma da fuoco. Questi devono essere conservati in contenitori morbidi, al fine di impedire che durante il trasporto vengano marcati da segni estranei. I proiettili presentano una striatura caratteristica propria di ogni arma da fuoco, striatura che rappresenta un elemento di prova al momento delle indagini. Allo stesso modo si deve procedere a conservare e imballare schegge o residui di munizioni.
Nel caso di recupero di elementi all'interno del tubo digerente (contenuto esofageo, gastrico, intestinale o rettale), si devono conservare in contenitori rigidi se hanno consistenza liquida o semiliquida, oppure all'interno di sacchetti robusti se sono di consistenza solida. È importante che i contenitori siano chiusi ermeticamente, in quanto possono contenere elementi infettivi che potrebbero mettere a rischio la salute dei destinatari.
È responsabilità dello Strumentista la identificazione e la conservazione degli elementi recuperati, per l'invio al laboratorio competente. Deve coinvolgere il coordinatore al fine di controllare e confermare la corrispondenza del materiale, o interpellare gli agenti di polizia eventualmente intervenuti. In ogni caso deve segnalare per iscritto quanto conservato nella scheda infermieristica ed in Consegna.

Destino dei pezzi anatomici. In molti casi gli elementi ottenuti in SO sono pezzi anatomici, prodotti di resezioni, amputazioni o di procedimenti invasivi. Questi devono essere accuratamente identificati e conservati con gli opportuni liquidi (formolo, alcool, acqua distillata, crioconservazione, ecc.), giacché il corretto destino di questi pezzi può determinare la prognosi, allontanare responsabilità legali dell'equipe chirurgica, orientare i periti in caso di fratture, ematomi, escoriazioni e altre lesioni. Lo Strumentista è responsabile della corretta conservazione dei pezzi anatomici, della loro corretta segnalazione sui registri, della loro identificazione e del loro corretto invio al laboratorio.

2.4 Gestione del cadavere

I pazienti che muoiono in SO a seguito di traumi o malattie mortali devono essere ricomposti in modo che i famigliari possano procedere al riconoscimento. Il rigor mortis interviene dal momento della morte e raggiunge il suo massimo dalle 2 alla 6 ore successive al momento della morte e si mantiene per un peridoo che va dalle 24 ore al momento in cui inizia la putrefazione.
Si deve procedere ad allineare gli arti ed a fissarli al corpo, si devono rimuovere tutti i presidi medico-chirurgici (cateteri, sonde ed altro). Si devono chiudere gli occhi e si devono chiudere tutti gli orifizi naturali dai quali possano fuoriuscire liquidi o altro materiale potenzialmente infettivo.
Si dovrebbero ricollocare le protesi dentarie e serrare la mandibola.
Il cadavere deve essere nudo e con un chiaro documento di identificazione da applicare al polso, o sopra il torace in modod che non vada perduto. In questo cartello identificativo ci deve essere scritto il nome, l'età, l'ora del decesso. Il cadavere andrebbe riposto all'interno di un sacco apposito a chiusura ermetica ed allontanato dalla SO su barella rigida di facile pulitura e disinfezione.
Lo Strumentista deve collaborare assieme al personale medico a effettuare tutte queste azioni.

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Strumentista di Sala Operatoria